Luglio 29, 2017

Giallo come l’oro

Giallo come l’oro

di AnnaMaria Strano

 

C’era una volta una terra detta “del sole”; il cielo baciava il mare e la terra brillava del colore dell’oro. Tutto era in armonia e anche l’operosità degli uomini di buona volontà corrispondeva ad un fare perlato di sudore e ad un dire certo e fiducioso.

C’era una volta…e adesso, però, non c’è più.

Ci sono invece scoramento e mestizia, hanno preso il sopravvento rassegnazione e abbandono.

Ripenso alla Sicilia di quando ero bambina, e soprattutto ai siciliani, orgogliosi del frutto del sole e della fatica vissuta per darlo alla luce. Tutto intorno a me era pervaso di odore di mare e di zagara e, sin da quando il sole spuntava lungo la linea dell’orizzonte, era uno sberluccichio di frutti gialli ammiccanti tra verdi foglie.

Mi chiedo perché e come sia potuto accadere un simile tracollo.

Oggi niente è come allora. Sarebbe stato addirittura auspicabile che ogni cosa fosse meglio di prima! E invece…la mia terra, granaio d’Italia, è stata miseramente depredata anche del suo frutto migliore.

La Sicilia non è più la terra dei limoni. I terreni coltivati si riducono in modo significativo, di anno in anno. Dati alla mano, la Coldiretti denuncia che negli ultimi 15 anni si è volatilizzato il 50% dei limoni. Al posto degli agrumeti, parchi eolici o fotovoltaici, distese di cemento o alberi abbandonati da agricoltori scoraggiati.

Oltre le statistiche, che non danno contezza di ciò che accade nel mercato, è necessario sapere che i limoni che arrivano in Italia, vengono principalmente dalla Spagna, dall’Argentina e dal Sudafrica. L’autorizzazione ad esportare in Europa,  ricevuta quest’anno dal Sudafrica, e l’abbondante produzione spagnola, hanno determinato un abbassamento dei prezzi. Altro elemento che ha inciso negativamente sulla resa dei limoni è stato il caldo record degli ultimi anni, condizione che ha danneggiato il prodotto riducendone la portata.

E la questione non è solo economica! Bisogna fare i conti anche con un profilo paesaggistico in forte cambiamento, capace di determinare una significativa alterazione dell’anima siciliana. Che fine faranno i limoni di Guttuso e le “Lumie di Sicilia” di Pirandello? Non voglio dover dare un volto diverso alla mia casa, non voglio dover rinunciare all’odore di zagara che mi pervade ogni volta che arrivo, non posso accettare che la Conca d’oro diventi solo un vago ricordo.

La mia è una preghiera, alla quale mi piacerebbe si unisse chi vive il mio stesso sentire: che la ragione politica si desti e, con coraggio, adotti strategie di valorizzazione dell’eccellenza, la nostra.

ABOUT THE AUTHOR: Simone Strano

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