Settembre 28, 2017

Intralci di vita…e di vite!

Intralci di vita…e di vite!

di AnnaMaria Strano

 

 

Si sentiva nell’aria, nel brulicare organizzativo della famiglia, nel sole caldo di fine estate, nell’odore forte e dolce di frutta caramellata, tra le dita appiccicose di zucchero colato.

L’emozione era tanta già la sera prima, quando sapevamo che il giorno dopo non saremmo andati a scuola perché…c’era la vendemmia.

Mentre ricordo, sento ancora forte il senso di libertà, il gusto della genuinità e tanta contentezza.

Ognuno faceva il suo: chi raccoglieva, chi caricava, chi trasportava, chi scaricava, chi oziava, chi cantava, chi chiacchierava.

Eravamo tutti insieme, nonno compreso che, per non poter stare più in piedi, seduto sul muricciolo di pietra ci guardava, immerso in una malinconica felicità.

Era la celebrazione di tutti i sacrifici a schiena china, era il frutto della sua terra, era ogni acino nero e brillante, era ogni piccolo e grande: la sua famiglia.

 

Me la ricordo così la raccolta dell’uva, quando ero bambina.

Da noi si produceva soprattutto nerello mascalese.

Dopo la spremitura, rigorosamente a piedi nudi, tutto il succo veniva raccolto in una botte severa e imponente e qui, sussurrando sempre senza posa, si trasformava: era vino finalmente!

 

Una festa per me e, a pensarci, una festa per tutti.

I tralci di vite ancora oggi rappresentano infatti un filo conduttore capace di legare il nostro Paese, a mio parere, più di quanto azioni politiche possano aver fatto nel tempo che è stato e nel tempo che è.

La nostra tradizione enogastronomica è una delle realtà che più ci rappresenta nel mondo, occupiamocene dunque!

 

E preoccupiamocene soprattutto quest’anno in cui, a causa di gelate primaverili e gran caldo e siccità, si è registrato un calo molto significativo della produzione di uva (dal 20 al 30% in meno rispetto al 2016). La vendemmia appena trascorsa sembra essere stata una delle più scarse degli ultimi 60 anni.

 

Qualche dato. Secondo Assoenologi, il Veneto si conferma la regione italiana maggiormente produttiva, seguita dalla Puglia e dall’Emilia Romagna.

Delle venti, il Lazio è la regione più in difficoltà (-40% di raccolto), seguono Toscana e Puglia (-30%), poi Lombardia (-25%).

 

Di contro, l’elemento di valore, è da attribuire ad un’uva priva di muffe e marcescenze, quindi destinata a produrre vino di qualità.

Grappoli più piccoli e chicchi troppo zuccherini determinano però vini più gradati pertanto, mai come quest’anno, farà la differenza la competenza dei viticoltori. È anche probabile che, a seconda del tipo di vino e della richiesta sul mercato, ci sia un rincaro dei prezzi. Del resto, sugli scaffali mancherà una bottiglia di vino su quattro!

 

I fatti e i dati conducono inevitabilmente ad una riflessione.

Cosa è possibile fare per tutelare una tale risorsa? Forse ci si potrebbe attrezzare, grazie al supporto della tecnologia, per contrastare i cambiamenti climatici e, in una dimensione individuale ma anche decisamente globale, sarebbe opportuno non trascurare il tema del clima e della tutela ambientale.

Che sia!

ABOUT THE AUTHOR: Simone Strano

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